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Statutum vetus Brittinorij

Lo Statutum vetus Brittinorij è il più antico corpo statutario della comunità di Bertinoro giunto fino ai giorni nostri. Risale al 1431 e fu emanato in epoca malatestiana, quando la cittadina romagnola era soggetta alla signoria dei Malatesta di Rimini, ai quali era stata ceduta da papa Bonifacio IX nel 1394 per 20000 fiorini.

Il libro, redatto in latino, è suddiviso in sei rubriche (o libri), ciascuna dedicata a uno specifico ambito normativo: la prima, con venti articoli, riguarda l'organizzazione politico-istituzionale dell'antico comune dove si trovano le rubriche relative all'elezione dei maiores e dei guardiani nelle contrade e nelle ville del territorio. Le rubriche seguenti disciplinano rispettivamente materie di diritto civile, penale, processuale e di polizia rurale. La sesta rubrica, con diciassette articoli, è dedicata alla regolamentazione dei dazi e dei pedaggi: vi si trovano disposizioni su chi transiti per la via Emilia (la strata Francisca) con merci di un certo valore, sull'esportazione di grano, bestiame e bachi da seta. 

Come scrive Stefania Mazzotti, nel suo saggio "Bertinoro al tempo di Novello Malatesta":

"Lo statuto fu approvato da Sigismondo Pandolfo Malatesta, vicario generale della Santa Romana Chiesa, il 29 settembre 1431, ratifica sottoscritta dal suo cancelliere Petrus Iohannes magistri Andree de Cesena, e trascritto da altro preesistente sotto la podesteria di Raimondo Malatesta, podestà di Bertinoro al tempo dell'anzianato dei sapienti uomini della città di Bertinoro Ser Iohannes de AsperonibusSer Iohannes magistri AngeliSer Fulcerii...(sic), magister Antonius de Asperonibus, Sanctinus Ghirardini, magister Andreas de Barilis, Cecholus Donati de Luna, tutti di Bertinoro e deputato in consiglio generale: all'incipit e all'invocazione di rito alla Ss. Trinità, alla Beata Vergine, ai santi e ai protettori della città, segue una menzione ad onore dei magnifici ed eccelsi signori Galeotto Roberto, Domenico Malatesta, Pandolfo Sigismondo, vicari generali della Santa Chiesa Romana". (p. 161)

Il vecchio Statuto di Bertinoro viene anche richiamato nello Statuto del Comune moderno, come puoi vedere qui